C'era 'na vôrta un re, cche ddar palazzo Un anno fa, decisi di aderire ad un partito politico che, a mio avviso, si ispira agli ideali di giustizia, eguaglianza e non violenza da me sempre condivisi. All'inizio, l'esperienza si è rivelata molto proficua e appassionante, con la partecipazione al mio primo congresso, quindi alle riunioni del direttivo, dove con i compagni si cercava di capire, per poi condividere o meno, le scelte che la coalizione di centro sinistra al governo della città, di cui pure il nostro partito fa parte, operava.
Ad un anno dal mio ingresso nel direttivo, è lecito fare qualche bilancio, rispetto alla scelta e all'attività svolta.
E' opportuno chiarire subito che chi si avvicina alla politica con esclusivo spirito di servizio, si accorge immediatamente che le logiche sono altre, prima fra tutte quella di tenere in piedi una maggioranza di governo che, anche se sgangherata e conflittuale, deve finire la legislatura, pena la consegna delle sorti della città allo schieramento opposto, prima della scadenza del mandato elettorale. Questa logica rappresenta da sola una mannaia per chi spera di poter dare un contributo, scevro da altri condizionamenti, se non quello derivante, se mai, da un limite personale.
Pertanto, sempre più spesso, le scelte diventano obbligate, anche perché la possibilità di incidere è minima, per un piccolo partito come quello cui appartengo.
Piano piano ci si accorge che nulla va nella direzione in cui si vorrebbe, anzi si fa difficoltà a capire determinate operazioni, senza riuscire a coglierne le giuste finalità, tantomeno quelle inique, tuttavia intravedendo l'insensatezza delle scelte che si vogliono attuare.
All'interno del partito, poi, si creano delle divisioni e non si comprende bene se esse siano completamente motivate da un convincimento politico o dettate da altre logiche che poco hanno a che fare con la politica, ma che probabilmente, in qualche caso, possono essere riconducibili a vecchi antagonismi, a rivendicazioni o addirittura a desiderio di potere e di visibilità.
L'entusiasmo iniziale, generato dalla decisione di impegnarmi nella politica attiva, ha lasciato il posto ad un sentimento di sconcerto e di incertezza, che riguarda sia la bontà delle scelte operate dalla coalizione di Centro Sinistra alla quale il partito aderisce, sia le posizioni che sono venute maturando nel direttivo.
Mi sento di affermare, nella speranza comunque di essere smentita dai fatti, che i protagonisti della politica perdono di vista completamente il bene comune, assoggettandosi ad altre regole, che riguardano più propriamente il potere, il punto di vista personale e il rispetto degli impegni assunti con i partner di governo, quali che siano le scelte politiche in gioco.
E gli impegni assunti con i cittadini? A quelli mai nessuno fa riferimento.
Leggo su Repubblica una notizia strabiliante, l'ennesima legge ad personam della CDL. Questa volta il destinatario sarebbe Michele Santoro, al quale, in virtù dell'emendameto apportato alla proposta di legge sulla par condicio, verrà impedito di condurre una qualsiasi trasmissione, nel periodo della campagna elettorale.
L'emendamento vieta, durante il periodo di campagna elettorale, la presenza in video che non sia per partecipare ai programmi dedicati ai rappresentanti delle liste e delle coalizioni anche a tutte "le persone chiaramente riconducibili ai partiti e alle liste concorrenti per il ruolo che ricoprono o hanno ricoperto nelle situazioni nell'ultimo anno". (Repubblica.it 2006-01-25 16:37:32)
Ma che bella libertà di informazione! Mentre i vari Mimun, Vespa, Fede, Ferrara potranno continuare a condurre trasmissioni palesemente di parte. E non mi si venga a dire che la posizione di Ferrara è bilanciata da quella di Ritanna Armeni, alla quale, invece, secondo me, negli ultimi tempi viene sempre più spesso impedito di esprimere punti divista che siano contrari a quelli del conduttore capo o anche soltanto di porre domande un po' meno acquiescenti ai rappresentanti del Centro Destra. Basti pensare alla puntata durante la quale era ospite Silvio Berlusconi, laddove la Armeni veniva rintuzzata ogniqualvolta provasse a porre domande che potevano mettere in qualche imbarazzo il Presidente.
Mi accorgo soltanto adesso che IO SCELGO cita e linka il mio post sui PACS. Ringrazio dell'attenzione riservatami, anche se mi piacerebbe saperne di più sul sito. Il mio intuito mi suggerisce che potrebbe essere collegato a Ivan Scalfarotto, il candidato alle primarie per il Centro Sinistra, outsider di Prodi. In questi giorni si parla di lui come di un possibile candidato di una lista civica per Prodi. Le liste civiche dovrebbero essere una risorsa per il Centro Sinistra, in grado, secondo Paolo Flores D'Arcais direttore di Micromega, di raccogliere i consensi dell'elettorato di sinistra che non si riconosce nell'Unione. Che ne pensate?
AVANSPETTACOLO O AGENDA SETTING? di Bruno Ballardini su Altre Notizie
P.S.
La discussione su questo argomento si sta svolgendo sul blog http://rifondazione.splinder.it
Cinquantamila persone a Roma, manifestano per i patti civili, ovvero per il riconoscimento delle unioni civili delle coppie di fatto e fra cittadini dello stesso sesso.
Se le dichiarazioni di Calderoli fanno rabbrividire di sdegno "Assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni", nondimeno, le affermazioni di Romano Prodi, che si dice amareggiato per la manifestazione, deludono e sconfortano fortemente la gente di sinistra.
Ieri, le donne italiane sono scese in piazza a Milano, a Roma e in altre città italiane per difendere la Legge 194, sull'interruzione di gravidanza.
Scrive Lea Melandri su Liberazione:
Per quanto sia sentita la questione dell'aborto, e grave l'accerchiamento che rischia di rendere inapplicabile di fatto la Legge 194, non mi sembrano di per sé sufficienti per comprendere la risposta, incredibilmente rapida ed estesa oltre ogni aspettativa, che ha avuto l'appello a "uscire dal silenzio", fatto circolare in un gruppo di amiche.
A differenza degli anni '70, in cui si trattava di sottrarre l'aborto alla clandestinità, al rischio dell'incriminazione e soprattutto al pericolo per la salute e la vita della donna, oggi, si chiedeva Gad Lerner nella trasmissione "L'Infedele" di mercoledì scorso, in presenza di una legge che ne garantisce praticabilità e tutela, e di una scienza che porta allo scoperto le fasi prime del formarsi della vita, non dovrebbero le donne essere più pensose, più esitanti di fronte al dubbio della violenza che l'aborto può infliggere al feto? Sì, è vero, si è sicuramente più pensose, ma quello che inquieta è che la fantasia più arcaica dell'uomo-figlio - il potere incontrollabile attribuito al corpo femminile di dare la vita o la morte - abbia preso consistenza nella provetta che, separando artificialmente l'embrione, ha fatto credere di poter finalmente sottrarre il nascituro alla parziale in-distinzione col corpo della madre, alla imprevedibilità dei suoi desideri, a una verità che ancora gli uomini stentano a tollerare: la dipendenza o, se vogliamo, la coidentità, sia pure per un tempo limitato, con l'altro sesso.
C'è un solo modo per non restare fermi all'immaginario della nascita, per distogliere lo sguardo da quella coppia di protagonisti dell'origine, madre e figlio, su cui si può ipotizzare che si siano modellate tutte le coppie di opposti che conosciamo: è pensarsi uomini e donne, liberi, come si legge su uno degli appelli della manifestazione di oggi, "di vivere e convivere" secondo le proprie inclinazioni.
Bruno Ballardini su altrenotizie spiega la par condicio.
Ecco l'articolo:
Un gruppo di operatori dell'informazione, di curiosi, studiosi e impertinenti produttori di domande scomode ha aperto altrenotizie, fatti e notizie senza dominio.
Leggete questo pezzo di Bruno Ballardini sull'editoriale di fine anno di Scalfari.
Stupendo!