Buon Anno a tutti, con un augurio: che il 2006 sia deberlusconizzato e che finalmente la questione morale sia posta al centro della politica italiana, nell'amministrazione centrale e in quelle locali!
Da un articolo di Eugenio Scalfari di oggi "Perché Berlinguer è di nuovo attuale":
....omissis...
Ricordate? Enrico Berlinguer parlò lungamente, fin tanto che visse, di questione morale. Parlò anche con altrettanta insistenza della "diversità" dei comunisti. Fu rispettato da tutti, anche dai più accaniti avversari (salvo Craxi) per quel suo primo e tenace richiamo, ma il secondo lo isolò anche dentro il suo partito. Le ricostruzioni e le interpretazioni di oggi, sempre nel più grande rispetto per la tempra morale dell'uomo, hanno accentuato quell'isolamento e la tesi prevalente attribuisce il suo elogio alla "diversità comunista" al timore di omologazione. Non voleva che i comunisti fossero omologati. A che cosa? Alla democrazia pura e semplice. Era comunista, quindi non era democratico, non accettava di esserlo. Non voleva separarsi dal grosso del partito.
Neppure dalla retroguardia ideologizzata e "trinariciuta". La "diversità" come gabbia. La questione morale come linea di confine. Non aveva la duttilità togliattiana. Sembravano fino a pochi giorni fa dispute tra storici. Lana caprina. Ricordi "d'antan". Ma vedete com'è imprevedibile la vita? Da qualche settimana sono improvvisamente tornate d'attualità. Berlinguer avrebbe appoggiato uno come Consorte? Come Ivano Sacchetti? Come Gnutti? Domande retoriche, la risposta è cento volte no. Denunciò la mutazione genetica che Craxi aveva prodotto nel corpo del Partito socialista.
Forse politicamente quella denuncia fu un errore, ma Berlinguer quella "mutazione" la sentiva come una ferita al cuore della sinistra italiana, degli ideali del socialismo, del movimento dei lavoratori. Non era un moralista Enrico Berlinguer, era un uomo profondamente morale. Voleva che le istituzioni tornassero ad esser tali e non postazioni occupate dagli apparati di partito. Commise un sacco di errori, ma è morto in pace con la coscienza e non ha mai pensato che la politica potesse avere la P maiuscola se si fosse separata dal sentimento morale.
Per quel tanto che li conosco da vecchio laico e liberale, credo che gran parte della dirigenza diessina a cominciare da Fassino e D'Alema conservi quel lascito che Berlinguer sperò di aver trasmesso ai suoi compagni quando si accasciò all'ombra della morte durante il suo ultimo comizio in quella drammatica sera dell'11 giugno del 1984.
Lo rivendichino oggi a testa alta, quel lascito. E lo confermino con i fatti e i comportamenti. La furbizia non paga, la scaltrezza neppure. Ci vogliono in politica, guai ad essere ingenui (Berlinguer non lo era). Ma bisogna affiancare queste capacità con l'intelligenza e il sentimento morale, non soltanto come fatto privato ma come elemento fondante della "polis".
La sinistra - dicono i suoi critici - si ritiene diversa e superiore e questo è il suo peccato. La risposta secondo me è questa: chi fonda la sua politica sul sentimento morale è diverso e superiore a chi amministra soltanto potere e interessi. Potrà anche perdere, ma cadrà in piedi. Il professor Panebianco dalle colonne del "Corriere della Sera" incita la sinistra ad abbandonare la morale che non si sposa con la politica.
...omissis...
Per leggere l'articolo integrale cliccate qui

Buon Natale !


Il giorno 8 Dicembre sono nati i cuccioli di Qato del Colle dell'Infinito e di Zara: nove cuccioli, tutti di colore rosso fulvo (rosso cervo), in ottima salute e bellissimi.
Le foto in dimensione originale possono essere viste in "Foto Recenti".